Comune di Celle di Bulgheria

Cenni storici

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mercoledì 20 settembre 2017
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Celle di Bulgheria Scale Municipio

Il nucleo originario di Celle di Bulgheria sorse probabilmente intorno all'anno 700 d.C.
In quel periodo giunse nel beneventano una colonia di soldati bulgari ed il Duca Romoaldo consentì che una parte di essi si insediasse in luoghi intorno a Cepino, Isernia e Boviano, mentre un'altra parte della colonia si insediasse nella zona di Paestum.
Successivamente giunsero alle falde del Monte che da essi prese il nome "Monte Bulgheria", ove fondarono dei villaggi.
Probabilmente uno dei villaggi fondati fu sede di una laura con celle di monaci italo-greci, per cui l'abitato che vi sorse intorno prese anche il nome di "Celle".
Nei secoli successivi il villaggio seguì le sorti di Roccagloriosa, di cui fu casale fino alla sua elevazione a sede comunale.
Ancora negli anni '700 era feudo dei D'Afflitto di Roccagloriosa. Il Giustiniani ubica il villaggio alle falde del Monte Bulgheria, come casale di Roccagloriosa e scrive che contava 730 abitanti e che era distante 60 miglia da Salerno.
Nell'800 Celle di Bulgheria ebbe un ruolo di rilievo nei moti rivoluzionari del '28.


Cenni storici sulla partecipazione di Celle di Bulgheria ai moti cilentani del 1828. Tornati sul trono i Borboni con Francesco I, re delle due Sicilie, Celle di Bulgheria, così come gli altri centri vicini, visse giorni difficili per le tasse esose e la crisi del grano.

Il popolo cilentano, incoraggiato da alcuni patrioti di Celle Bulgheria, tra cui il Reverendo Canonico Antonio Maria De Luca, si sollevarono contro Francesco I.

Il 30 giugno 1828, una schiera di rivoltosi si presentò alle porte di S. Giovanni a Piro.

Al contrario di quanto era accaduto negli altri Comuni, il Sindaco ed il Parroco della cittadina si rifiutarono di partecipare alle funzioni in chiesa imposte dai rivoltosi, per cui questi, visto il rifiuto, saccheggiarono le loro case.

La sera stessa i rivoltosi, giunti a Bosco, dove non incontrarono nessuna accoglienza da parte della popolazione, proseguirono per Vallo della Lucania dove furono sorpresi dalle truppe e dispersi sui monti.

La repressione fu violenta. Si susseguirono accuse, condanne, arresti, fucilazioni e la distruzione di Bosco a seguito di un regio decreto.

Brevi Cenni Biografici sul Canonico Antonio Maria De Luca da Celle di Bulgheria.Antonio Maria De Luca (Celle di Bulgheria, 20 ottobre 1764 – Salerno, 28 luglio 1828) è stato un patriota e presbitero italiano, l'organizzatore e la vittima più illustre dei moti del Cilento del 1828.
Appartenente alla Congregazione del Santissimo Redentore, dove sembra sia stato allievo di Alfonso Maria de' Liguori, dopo la laurea in teologia (1791), il canonico De Luca si dedicò all'insegnamento nel seminario di Policastro Bussentino dedicandosi inoltre alla predicazione in molte località del Regno di Napoli.
Prese parte al dibattito politico nel regno di Napoli già alla fine del XVIII secolo.
Carbonaro, aveva preso parte ai moti carbonari del biennio 1820-21 ed era stato deputato al Parlamento napoletano nel breve periodo costituzionale.
Da deputato si batté in favore dei contadini, nelle nascenti lotte al latifondismo, contro la nobiltà e il clero cilentani; in questa occasione, fa dono ai contadini di Celle di parte delle sue proprietà terriere.
L'avventura da parlamentare fu fugace come la costituzione di re Ferdinando e, alla restaurazione della monarchia, il De Luca fu uno dei principali sorvegliati speciali della polizia borbonica.
Abbandonata la Carboneria aveva aderito alla setta dei Filadelfi. In occasione dei moti del Cilento del 1828 il canonico espose in un'omelia tenuta nel villaggio di Bosco i vantaggi della Costituzione (7 luglio 1828).
All'arrivo delle truppe borboniche, dopo una breve latitanza, il canonico De Luca fu arrestato da Francesco Saverio Del Carretto.
Scomunicato da mons. Camillo Alleva, arcivescovo di Salerno, De Luca venne fucilato a Salerno il 28 luglio 1828.

La casa del Canonico sorge nel Centro di Celle di Bulgheria e si affaccia sulla Piazzetta Crocevia dove una lapide ne commemora le virtù ed il ricordo indelebile di patriota e precursore delle vicende che portarono al Risorgimento Italiano, alla liberazione dall’oppressore ed all’Unità d’Italia.

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